Chefchaouen, la città più blu del Marocco

Non so in quale preciso momento mi innamorai di Chefchaouen.

Se fu quando, appena arrivata, mi persi nelle sue strette vie in un continuo sali scendi. Se fu quando svoltando una curva mi trovai in un grazioso cortile decorato con tantissimi vasi colorati o se successe molto prima. Quando i miei occhi incontrarono una fotografia scattata li, in quel paese che fino a quel momento, era per me sconosciuto.

Quello che so è che probabilmente prima di me, Chefchaouen ha incantato tantissime altre persone.

Una città conosciuta nel mondo per essere un tesoro scoperto recentemente. Dato che fino agli anni ’50, la città era sacra e chiusa agli stranieri non appartenenti alla religione islamica. Una modalità questa che ha fatto si che l’autenticità di Chefchaouen fosse preservata nel tempo. Complice anche il fatto che si trovi in una posizione non propriamente agevole e lontana dalle principali città turistiche del Marocco.

Una via di Chefchaouen

Benvenuti sui monti del Rif

Chefchaouen, quasi impossibile da pronunciare correttamente, è una perla incastonata in una piccola valle della catena montuosa del Rif, a nord del Marocco, famosa per le piantagioni di Cannabis. Si trova a circa tre ore e mezzo da Fes, e a poco più di due ore di distanza da Tangeri.

Arrivare a Chefchaouen e finalmente ammirare con i propri occhi quel mix di case bianche e blu regala un’emozione difficile da raccontare. Un paese fiabesco, che conquista, per la calma delle sue strade, per gli abitanti pacifici e accoglienti e per le infinite sfumature di azzurro che si trovano ovunque. Tra tutti i paesi visitati durante il mio viaggio on the road in Marocco, di cui vi avevo raccontato nel post “Viaggio in Marocco: le emozioni che non ti aspetti”, questo è senza dubbio quello che mi ha trasmesso più tranquillità e mi ha contagiato con l’atmosfera rilassata che pervade nell’aria.

Organizzare un viaggio che comprenda anche questo paese, vuol dire avere almeno una giornata intera da poterle dedicare per compensare le ore di viaggio percorse. Molti sono quelli che scelgono di andare a Chefchaouen in giornata con tour organizzati che hanno Fes come punto di partenza, che iniziano la mattina all’alba con ritorno nel tardo pomeriggio. Il mio pensiero è che assolutamente non bisogna perdersi un tramonto nella città blu, e quindi pernottare a Chefchaouen è d’obbligo. Sia per i tramonti ma anche per poter vivere la realtà del paese lontano dai momenti della giornata più turistici e affollati.

Percorrere le sue strette vie, la mattina presto, quando i negozi sono chiusi e gli abitanti non sono ancora per strada, vuol dire avere la possibilità di scoprire nuovi scorci e scattare fotografie bellissime.

Il mix culturale di Chefchaouen

Chefchaouen è stata fondata da andalusiani, ragione per cui in tutto il paese si trovano indicazioni in spagnolo, richiami a quella che è l’architettura andalusiana e non è difficile sentire alcuni abitanti parlare in lingua spagnola, dato che fino al 1956 questo popolo risiedeva qui. Il fascino di Chefchaouen risiede anche in questo, nel suo passato non convenzionale.

Tante sono le storie che aleggiano intorno al fatto del perché sia completamente blu. Dalle case alle strade, tanto da far sembrare il cielo quasi grigio. Si dice sia di questo colore perché tenga lontane le zanzare o si dice possa essere stata una scelta del popolo ebreo andalusiano, che risiedeva a Chefachaouen, e aspirando al paradiso dopo la morte, cercava con il blu un richiamo a ciò. In ogni caso, resta una città avvolta nel mistero.

La parte più vecchia di Chefchaouen è quella che si trova nella zona più alta. Dove è possibile imbattersi in storiche botteghe artigianali e acquistare le famose spezie marocchine, i saponi profumatissimi e i prodotti in vera pelle. Tantissimi sono i gatti che abitano il paese, così come sono tantissime le fontane che si trovano tra le strette vie di Chefchaouen.

Mi ha colpito la gentilezza e la poca invadenza delle persone che abbiamo incontrato per strada. Dalla signora che ci ha salutati mentre entrava in casa o dal ragazzo di un negozio che si è offerto di ospitarci per un mese nella sua fattoria. Una peculiarità che non abbiamo percepito in nessun altro luogo del Marocco e che ha fatto si che Chefchaouen diventasse la nostra città preferita di questo viaggio.

Un gatto

La bellezza

Chefchaouen è Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, nonché una delle città più belle del mondo. È facile così comprendere perché negli ultimi anni sia stata presa d’assalto da turisti da ogni parte del globo. Durante il tragitto, ci siamo accorti di quanti lavori stradali siano in atto, presumo per poter rendere più agibile e semplice l’accesso alla città.

Mentre sarete in macchina in direzione Chefchaouen, percorrerete strade panoramiche bellissime, circondate da verdi prati e fiori colorati. Il mio consiglio è di scegliere un alloggio all’interno della medina, nella parte vecchia, per vivere al meglio l’esperienza, anche se ciò significa perdersi tra le sue vie e faticare nei suoi continui sali scendi.

Verso l’ora del tramonto, la cosa migliore da fare, è dirigersi in un punto alto e ammirare il panorama di Chefchaouen. Noi abbiamo assistito ad uno dei tramonti più belli di sempre dalla terrazza del nostro B&B e posso assicurare che l’emozione è stata grandissima. Le case bianche e blu baciate dal caldo e aranciato sole che saluta la giornata, sono una delle immagini più belle e indimenticabili di questo viaggio in Marocco.

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